Fabio Folgheraiter in questo interessante libro stimola la riflessione epistemologica sul senso del Lavoro sociale professionale.
Lo fa attraverso un Manifesto di «assiomi e corollari» sintetici. L’intento non è di cristallizzarne le idee e le logiche ma, al contrario, di rilanciare, nel perdurante tempo di crisi dei nostri sistemi di welfare, un dibattito fondazionale attorno a un differente paradigma del «prendersi cura».
Questo libro si rivolge, in vista di possibili approfondimenti, prima di tutto agli esperti del Metodo Relational Social Work: agli studiosi accademici che già conoscono le basi concettuali e la teorizzazione su cui il Metodo si sostiene, così come ai vari operatori sociali che nel corso della loro carriera hanno cercato di «far vivere» tali principi nei loro territori.
Spaziando dalle reti istituzionali agli aiuti relazionali diretti; dai modelli di Stato sociale alle logiche di governance, questo libro condensa utili suggestioni per capire come possano esistere sistemi socioassistenziali più umani e più efficienti nello stesso tempo.
Il Metodo RSW indica a tutti gli esperti del welfare una via maestra: affermare solo ciò che si pratica. Prima di imporre impegnativi cambiamenti esistenziali ad altri, gli operatori sociali, i dirigenti dei servizi, gli amministratori, i formatori e gli stessi studiosi dovrebbero mostrare «come si fa», nel rispetto di una semplice Regola aurea: «Fai a te stesso il bene che tu vorresti che i tuoi simili facessero a loro stessi e agli altri».
Lavoro relazionale, sapere esperienziale, reciprocità, corresponsabilità e partecipazione. Sono questi i principi ai quali profondamente s’ispira, per declinarli operativamente, il Metodo RSW.
Dalla prefazione di Fabio Folgheraiter
«Questo sintetico libro vorrebbe stimolare, nel suo piccolo, la riflessione epistemologica sul senso metodico del Lavoro sociale professionale (Social Work). Una sorta di Manifesto che non vuole essere però, a dispetto di come è strutturato, una declaratoria di punti fermi, bensì una provocation nel senso in cui usano tale temine gli anglosassoni. Assiomi e corollari non si addicono al Social Work se non come paradosso, o come gioco, o appunto come «pungolo» per riflettere. »